L’Istituto Ricercatori Socio Economici – in sigla IRISE (già Ascoms dal 2008 al 2012) – nasce dall’idea, valorizzata dall’esperienza sul campo del suo Presidente Nicola Ferrigni, Sociologo e Ricercatore sociale, di promuovere, tutelare ed istituzionalizzare la figura del RICERCATORE SOCIALE ED ECONOMICO.

In vista di tale obiettivo e rispondendo, peraltro, a quanto sancito e raccomandato nella Carta Europea dei Ricercatori in tema di valorizzazione e tutela dei Ricercatori, l’Istituto IRISE, ha dato vita al primo Registro Nazionale del Ricercatore Sociale ed Economico (Registro RSE) al quale aderiscono tutti coloro che lavorano, o hanno lavorato, nel campo della ricerca sociale ed economica, nonché coloro che hanno maturato un interesse ovvero intendono affacciarsi al mondo delle scienze sociali ed economiche. L’Istituto, avvalendosi di tale Registro, sostiene il riconoscimento giuridico e sociale della professione, in particolare promuovendo la condivisione di esperienze, il confronto e l’alta formazione tra i ricercatori allo stesso iscritti.

In particolare, l’idea del Registro Nazionale nasce dalla consapevolezza che il professionista che opera nel campo della ricerca socio-economica, al pari del ricercatore in area medico-scientifica (medico, biologo, etc.), assume un ruolo primario nell’ambito della società contemporanea – resasi sempre più complessa, dinamica ed interattiva – dal momento che contribuisce alla scoperta, e quindi allo studio, di fenomeni di primario interesse collettivo, anche attraverso l’individuazione di nuove problematiche sociali ed economiche, sulle quali le Istituzioni sono poi chiamate ad intervenire. Più in generale, il Ricercatore Sociale ed Economico, attraverso lo studio e l’analisi di modelli e comportamenti socio-culturali (anche sotto il punto di vista dell’impatto che gli stessi hanno sulla società, sul mercato e sulle Istituzioni), concorre a definire, più o meno direttamente, le politiche e gli interventi sociali e culturali resisi necessari in uno Stato-Paese. A tal riguardo, forse non si ha abbastanza consapevolezza di quanto l’economia e la cultura del nostro Paese vengano quotidianamente interpretate per mezzo di statistiche sociali, di percentuali, di tassi ovvero di indagini campionarie: la ricerca sociale analizza temi di cui noi tutti facciamo esperienza nel quotidiano, in famiglia, al lavoro, a scuola o all’Università, all’interno delle diverse comunità, persino anche quando si tenta di esplorare la nostra stessa identità o di esprimere le nostre personali convinzioni.

La società è un essere vivente, costituita da esseri viventi; usando dunque la metafora del medico e del paziente, è come se il Ricercatore Sociale misurasse quotidianamente lo “stato di salute” della società e del Paese – proprio come fa il medico con i suoi pazienti – e ne prescrivesse la giusta terapia.

Una figura, quella del Ricercatore Sociale, caratterizzata da un altissimo profilo professionale e da competenze ampie e trasversali che necessitano di aggiornamento continuo, così da poter cogliere ed affrontare le sfide sociali ed economiche più urgenti e più importanti per la Comunità.

A fronte di quanto sin qui evidenziato, è dato tuttavia registrare che, diversamente da quanto accade in altri Paesi, quella del Ricercatore Sociale ed Economico non è ancora una professione che in Italia gode del giusto riconoscimento istituzionale, non solo a livello normativo bensì, a volte, anche da parte dell’opinione pubblica.

Tale vuoto normativo radicatosi intorno alla figura del Ricercatore Sociale ed Economico ha fatto sì che la maggior parte dei Ricercatori professionisti – i quali quotidianamente realizzano approfonditi studi ed acute interpretazioni della nostra società, anche per conto di importanti Istituti di ricerca, di Fondazioni o di Centri Studi – subiscano ancora, oggi troppo spesso, un’inadeguata contrattualizzazione, non solo sul versante delle tutele giuridiche rese, bensì anche su quello di ordine economico: si è cioè persa di vista, in definitiva, l’elevata professionalità che caratterizza la figura del Ricercatore Sociale ed Economico, una mancata valorizzazione che è causa e conseguenza di precarie formule contrattuali e difficili soluzioni retributive. A tale riguardo, il Registro Nazionale del Ricercatore Sociale ed Economico certifica la dichiarazione di intenti di IRISE: rappresentare nelle sedi istituzionali la figura e il ruolo del Ricercatore Sociale ed Economico, tutelandone e valorizzandone diritti e competenze attraverso il riconoscimento giuridico ed economico della professione, che si traduca poi anche in specifiche formule contrattuali adeguate all’elevato profilo del Ricercatore Sociale ed Economico.

Quest’ultimo, con il suo importante background formativo (laurea, dottorato di ricerca, master) ed il suo necessario aggiornamento quotidiano, assurge a vero e proprio “scopritore” dei nuovi indirizzi e derive culturali, come pure dei bisogni della nostra società; ciononostante va sottolineato che quando si pensa alla professione del “Ricercatore”, l’accostamento più immediato è quello alle tradizionali figure di ricercatore in ambito medico e/o tecnologico, cadendo invece il più delle volte nell’oblio la figura professionalizzata del Ricercatore Sociale ed Economico.

È per questo quindi che l’istituto IRISE – al fine di portare a compimento il riconoscimento giuridico ed istituzionale della professione – ha costituito il primo Registro Nazionale del Ricercatore Sociale ed Economico, al quale possono aderire tutti i professionisti e gli appassionati che operano (o che hanno operato) nel campo della ricerca sociale ed economica; l’invito è esteso, inoltre, agli studenti che vorrebbero mano a mano cominciare ad esplorare l’affascinante mondo che circonda la professione del Ricercatore Sociale ed Economico.